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Obbligazioni a tasso fisso
Le obbligazioni a tasso fisso pagano, per tutta la durata del
prestito, una cedola fissa e prefissata. Ad esempio un'obbligazione
della durata di 4 anni con tasso fisso del 3% pagherà:
1° anno: 3%
2° anno: 3%
3° anno: 3%
4° anno: 3%
Ipotizzando che il risparmiatore abbia comprato l'obbligazione tasso
fisso durata 4 anni alla pari per 100 euro di valore nominale in data
primo gennaio 2002 avrà:
01/01/2002: - 100 euro (acquisto obbligazione)
01/01/2003: + 3 (cedola del 3% sul valore nominale di 100)
01/01/2004: + 3 (cedola del 3% sul valore nominale di 100)
01/01/2005: + 3 (cedola del 3% sul valore nominale di 100)
01/01/2006: + 103 (cedola del 3% sul valore nominale di 100 + rimborso
alla scadenza
del valore nominale di 100).
Se una persona sa di poter conservare l'obbligazione fino a
scadenza (nell'esempio fino al 01/01/2006) quindi conosce in
anticipo con certezza i flussi di denaro e non si espone a rischi.
Se però vende l'obbligazione prima della scadenza si espone ad un
rischio: il rischio che il prezzo di vendita sia diverso dal prezzo
di sottoscrizione: tornando al nostro esempio di prima,
l'obbligazione comprata a 100 potrebbe valere alla fine del secondo
anno (01/01/2004) 99 oppure 101.
Perchè l'obbligazione a tasso fisso potrebbe avere un prezzo diverso
dal valore nominale?
L'eventuale differenza (positiva o negativa) dipende dall'andamento
dei tassi di mercato. Il risparmiatore ha comprato
l'obbligazione il 01/01/2002 a 100 euro, quando i tassi di mercato
erano il 3% (che è anche il tasso fisso dell'obbligazione).
Se dopo il 01/01/2002 i tassi salgono, il prezzo delle obbligazioni
a tasso fisso esistenti scende. Supponiamo che il tasso
passi dal 3% al 4%: questo significa che le nuove obbligazioni
pagheranno il 4%, mentre l'obbligazione comprata il 01/01/2002 paga
sempre il 3% (perchè è a tasso fisso), quindi paga meno delle altre obbligazioni, quindi vale
meno. Gli altri risparmiatori (che possono avere il 4% su una
obbligazione di nuova emissione) saranno interessati a comprare
l'obbligazione vecchia che rende solo il 3% a patto di avere uno
"sconto" sul prezzo:
ad esempio, a patto che l'obbligazione del valore nominale di 100
sia venduta a 99: la differenza tra 100 e 99 li ripaga del minor
tasso di interesse
previsto per la vecchia obbligazione.
Riassumendo, per le obbligazioni a tasso fisso:
tassi di mercato salgono -> prezzo obbligazioni esistenti scende
tassi di mercato scendono -> prezzo obbligazioni esistenti sale
Ma quanto il prezzo delle obbligazioni a tasso fisso è sensibile al
variare del tasso di interesse?
Per misurare la sensibilità (e quindi il rischio) del prezzo di
un'obbligazione alla variazione dei tassi di interesse esiste
un indicatore: la
duration, ovvero la durata finanziaria di un
titolo obbligazionario. Più è alta la duration di una obbligazione,
più
il prezzo di quell'obbligazione è sensibile alla variazione dei
tassi di interesse.
La duration è influenzata da diversi elementi (tassi di interesse,
ammontare della cedola, ecc): l'elemento in assoluto più importante
è la vita residua dell'obbligazione a tasso fisso, ovvero quanto
tempo manca al rimborso del valore nominale dell'obbligazione da
parte dell'emittente (cioè fra quanto scade).
Esempio: un'obbligazione tasso fisso 3% con scadenza 01/01/2010 ha
una vita residua più breve di 5 anni (cioè scade 5 anni prima) di un'obbligazione tasso fisso3% con scadenza 01/01/2015:
l'obbligazione con scadenza nel 2010 ha
quindi una duration più bassa dell'obbligazione con scadenza
2015, quindi è meno rischiosa (se i tassi cambiano il suo prezzo
varia meno di quella dell'obbligazione più lunga).
Esempio importante: supponiamo di essere nel 2005. Un Btp (titolo di
stato a tasso fisso, quindi un'obbligazione a tasso fisso)
con cedola 3% e scadenza nel 2030 e prezzo ad oggi 100 è un titolo
molto rischioso se i tassi salgono. Il Btp ha vita residua di 25 anni.
La duration di questo titolo è circa 21. Ciò significa che se i
tassi di interesse passano dal 3% al 4%, il prezzo del Btp scende
da 100 a 79, cioè - 21% ( 77 = 100 - duration di 21 x variazione tassi 1% da 3% a
4%).
Quindi anche un'obbligazione emessa da un debitore solvibile (es. lo
stato italiano) ma con lunga scadenza è un titolo potenzialmente
rischioso
se i tassi cambiano e se il titolo non è conservato fino alla
scadenza (il rimborso avviene sempre al valore nominale).
Gli altri rischi di un'obbligazione a tasso fisso: rischio emittente e rischio cambio
Oltre al rischio di variazione di prezzo in seguito a variazione
dei tassi (rischio che si misura con la duration), esistono altri due rischi nelle
obbligazioni a tasso fisso: il primo è il rischio emittente, cioè il rischio che il debitore non
paghi interessi o capitale o li paghi parzialmente e in ritardo rispetto alle scadenze. Detta in modo
semplice, un'obbligazione emessa dal Brasile o dal Sud Africa è più rischiosa di un'obbligazione emessa dall'Italia
o dalla Germania. Il rischio dell'emittente è misurato con i rating, forniti da società indipendenti come
Standard&Poor's, Fitch e Moody's. Queste tre società valutano la solvibilità del debitore dell'obbligazione (detto anche
emittente) e le caratteristiche dell'obbligazione, ed esprimono un giudizio (clicca qui
per i
rating delle obbligazioni).
Più il debitore è pericoloso/rischioso, più il rating è basso/negativo. Un'obbligazione con rating basso (cioè un'obbligazione
rischiosa) paga un interesse più alto per compensare del rischio. Se quindi ci sono due obbligazioni con durata simile ed espresse
nella stessa valuta, se una rende più di un'altra vuol dire che è più rischiosa, non che è necessariamente migliore.
Il secondo è il rischio valuta o rischio cambio: il rischio valuta si ha solo per le obbligazioni in valute diverse
dall'euro (quindi obbligazioni in dollari, yen, rand sudafricani, ...). Queste obbligazioni pagano gli interessi e rimborsano
il capitale in una valuta diversa dall'euro, quindi la variazione che tassi di cambio tra euro e altre valute influenza il rendimento
dell'obbligazione.

