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Investimenti immobiliari
Investimenti immobiliari? Dopo la discesa delle borse e con i
tassi di interesse tanti italiani pensano di riscoprire l'
investimento immobiliare, il caro e vecchio mattone. Qui non si parla
di acquisto della prima casa,
ma di una scelta di investimento di somme che potrebbero essere
impiegate sia in beni reali (immobili) che finanziari (obbligazioni,
azioni,
polizze,
fondi comuni,
fondi comuni immobiliari)
alternativamente.
Premesso che ogni realtà geografica è un mercato a sè da valutare attentamente, negli ultimi
anni (dal 1999 al 2004) il prezzo degli immobili è cresciuto in maniera continua e sostenuta, anche
del 15% annuo: il fenomeno è nato da due elementi:
- con la scarsa performance delle borse e i bassi tassi di interesse, enormi masse di denaro sono confluite
sugli immobili, facendone crescere il prezzo;
- i bassi tassi di interesse hanno al tempo stesso reso conveniente indebitarsi per comprare casa (accendere un
mutuo), cosicchè anche fasce di popolazione senza risparmi ma con capacità di reddito (in particolare giovani coppie)
hanno investito negli immobili (principalmente la prima casa), incrementando ulteriormente la quantità di denaro che si
dirigeva sul mercato immobiliare.
Ovviamente, quando il mercato immobiliare ha cominciato a prendere quota e a far prospettare guadagni interessanti, ulteriori
capitali si sono spostati da altre forme di investimento all'immobile, facendo crescere la domanda e quindi i prezzi, facendo
così realizzare le aspettative di rialzo e alimentandone di nuove. Il fenomeno della "bolla" che si autoalimenta (che
poi è lo stesso fenomeno che si è visto in borsa tra il 1997 e inizio 2000) è stato particolarmente accentuato nelle zone
in cui non sono disponibili edifici di nuova costruzione, e quindi l'unica offerta è quella delle case esistenti (ciò è
avvenuto nelle zone centrali delle città, sempre più care, e nelle regioni dove da anni non si edifica, come la Liguria).
Entrare oggi, dopo anni di prezzi e affitti in salita, può quindi significare entrare sui massimi: in caso di rallentamento
del mercato (dato ad esempio da un rialzo dei tassi di interesse che ridurrebbe i nuovi
mutui o dalla ripresa delle borse,
con spostamento dei capitali dal mattone alle azioni) i prezzi prima si stabilizzerebbero e poi, probabilmente , calerebbero.
Il consiglio è quindi quello di valutare attentamente l'immobile che si compra e chiedersi "cinque anni fa quanto lo avrei pagato?"
Fatta questa premessa, proviamo ad analizzare come si calcola il rendimento di un investimento in immobili. Tanto per cominciare,
essendo un bene reale, l'immobile nel lungo periodo protegge il capitale dall'inflazione (almeno che nella zona in cui è ubicato
non avvengano fenomeni particolari, quali lo spopolamento delle aree rurali, un forte calo delle possibilità di lavoro con conseguente
trasferimento della popolazione attiva altrove, installazione di attività inquinanti o sgradevoli che riducono l'appetibilità della
zona). La protezione dall'inflazione è già un primo, notevole vantaggio.
Oltre a ciò bisogna considerare l'affitto percepito (o l'affitto risparmiato) annualmente
(in percentuale del prezzo di
acquisto dell'immobile) e sottrarre tutti quei costi legati all'immobile e ai suoi redditi: in particolare l'imposta sui
redditi per la parte sugli affitti (considerando l'aliquota marginale che si paga) e le imposte sulla proprietà dell'immobile
(ICI in particolare). Oltre a questi costi, bisogna aggiungere i costi della manutenzione ordinaria e straordinaria per lavori
finalizzati a preservare lo stato dell'immobile (mentre ad esempio lavori straordinari per costruire l'ascensore o
ampliare il garage non vanno visti come costo annuo ma come ulteriore investimento che aumenta il pezzo di carico
del bene e il suo valore commerciale). Le stesse considerazioni vanno
fatte per gli
investimenti immobiliari all'estero, nei quali si possono
aggiungere anche complicazioni o vincoli burocratici.

